Sie haben das Recht zu schweigen. Henryk M. Broders Sparring-Arena

Henryk M. Broder

17.05.2003   13:02   +Feedback

La via tedesca: Il »comune sentire popolare« muore… dal ridere

Enrico Brachiale

Poche settimane fa i tedeschi erano ancora un popolo unito, un popolo di fratelli e sorelle. Il governo esprimeva la volontà del popolo e le masse proclamavano la propria solidarità al governo. Era venuto a crearsi quello che dopo la birra, il calcio e le vacanze, i tedeschi apprezzano di piú: il comune sentire popolare.

Enrico Brachiale

Enrico Brachiale

Ricchi e poveri, giovani e vecchi, furbi e sciocchi, quelli di destra e quelli di sinistra si sentivano uniti da una comune causa superiore. Ovunque si volgesse lo sguardo, non c’erano piú tedeschi, ma soltanto pacifisti.

Alle grandi manifestazioni per la pace già i bambini di dieci anni dichiaravano ad alta voce davanti alle telecamere: »La guerra è stupida«, e raccontavano di nonne e nonni che ancor oggi non riescono a dimenticare i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Chi al ristorante ordinava una Coca Cola veniva guardato con sospetto, come un guerrafondaio, mentre il cardinale di Berlino Sterzynski invitava a boicottare i prodotti americani: Tedeschi difendetevi, non comprate dagli americani! La guerra in Iraq - tutti gli esperti ne erano fermamente convinti - sarebbe durata a lungo, sarebbe costata decine, se non centinaia di migliaia di vite umane e sarebbe sfociata in una catastrofe globale. Molti tedeschi agli americani auguravano senza remore »un secondo Vietnam«, quale punizione per la loro intransigente azione solitaria. Poi però, nel giro di ventiquattr’ore, i tedeschi ripiombarono nella realtà. Gli americani erano appena entrati a Baghdad che già la comunità popolare si dissolse, come un miraggio al calar della sera. Solo un paio di indefessi rappresentanti dell’industria culturale, che per piú di vent’anni avevano completamente ignorato l’esistenza del regime del terrore di Saddam, a quel punto si disse preoccupato per i »beni culturali dell’umanità« scomparsi dal Museo nazionale di Baghdad. Una rubrica culturale dal titolo »Kulturzeit«, Tempo della cultura, l’ultimo biotopo postbolscevico della televisione pubblica, mandò in onda uno straziante servizio sulla »iconoclastia a Baghdad«, dedicato alla demolizione dei monumenti a Saddam, mentre la giovane conduttrice si mostrava sconvolta per la »violazione della sfera intima di Saddam«, dopo che soldati americani e camera-team erano penetrati nei palazzi del dittatore e in televisione si erano viste le rubinetterie d’oro nei bagni del raìs. Qualunque cosa potesse aver commesso, Saddam, un’umiliazione del genere in fondo non se l’era comunque meritata!

Quel che a dispetto di tutti i pregiudizi non si può negare ai tedeschi è uno spiccato sense of humour, che si esprime al meglio in situazioni di crisi. La preoccupazione per la sfera intima di Saddam è un esempio assai estremo ancorché particolarmente bello di questa attitudine. Ma altri esempi, meno spettacolari, oggi si riscontrano dappertutto nella quotidianità tedesca. Nei cinque nuovi Länder federali, quelli che un tempo formavano la Ddr, si sciopera. Sono i lavoratori metalmeccanici che non lavorano e scendono in piazza per dar voce alla propria protesta. Ma per che cosa o contro che cosa scioperano? Per un aumento salariale, per una maggiore sicurezza sul posto di lavoro, contro i licenziamenti o la chiusura di stabilimenti? Nient’affatto, scioperano per rivendicare l’introduzione delle 35 ore settimanali, che nella Germania ovest sono già realtà, mentre all’est si lavora ancora 38 ore alla settimana. Una cosa che i circa 300mila metalmeccanici all’est considerano iniqua e discriminante. Una situazione che non intendono piú accettare. Anch’essi vogliono lavorare soltanto 35 ore, naturalmente con pari retribuzione.

La cosa migliore, ovviamente, sarebbe che i metalmeccanici all’est non dovessero piú lavorare per niente e percepissero il salario completo… per starsene a casa e non scioperare. A fronte di circa quattro milioni e mezzo di disoccupati nel mese di aprile, il livello piú alto dal 1990, si tratterebbe di un contributo fattivo alla lotta contro la disoccupazione. Senonché, scioperare è piú divertente che starsene con le mani in mano. I lavoratori appaiono ben nutriti, indossano variopinti berettini da baseball forniti dal sindacato, si fanno sentire con i fischietti, a loro volta distribuiti dal sindacato, e issano striscioni sui quali si legge: »Un Paese, un popolo, una 35«, cioè: una settimana di 35 ore. È la versione attualizzata del vecchio slogan: »Un popolo, un Reich, un Führer!« Per il resto gli scioperi sembrano delle feste di compleanno per bambini: si mangiano würstel e patatine e chi grida piú forte di tutti può esprimere un desiderio.

Frattanto il Cancelliere, anziché governare, passa da una conferenza della Spd all’altra, per conquistare i compagni alla propria causa. Ma mentre l’opposizione sostanzialmente appoggia il nuovo corso di riforma del governo, una nutrita frazione del partito non intende accettare alcuna modifica del welfare state: tutto deve restare com’è stato fino ad oggi, anche se le casse sono vuote. I sindacati, fino a un momento fa ancora la longa manus dei socialdemocratici, minacciano apertamente un putsch. Il capo della confederazione sindacale, Sommer, esige »una politica diversa« e il segretario del sindacato dei lavoratori edili dichiara che Schröder starebbe giocando »con una posta molto alta« e che se le cose dovessero andare storte la »colpa« sarebbe unicamente del Cancelliere.

Parole molto chiare. Se necessario, i sindacati faranno cadere il governo dandosi così la zappa sui piedi. Non sarebbe intelligente, ma ci sarebbe di nuovo da ridere. Il tedesco sense of humour è duro a morire.

17.5.2003

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